martedì 21 febbraio 2017

Resident Evil: The Umbrella Conspiracy - Recensione

Resident Evil The Umbrella Conspiracy rappresenta l’adattamento del primo videogame pubblicato nel 1996, come tale mancano anche alcune aggiunte narrative introdotte nel remake del 2002 per Gamecube


Resident Evil: The Umbrella Conspiracy - Recensione


Il romanzo è noto anche come Resident Evil 1 Tyrant il distruttore


La letteratura disponibile su Residet Evil è ampia ma la quantità non è accompagnata da una grande qualità, manifestandosi per lo più come una riproposizione scritta di quanto già visto nei videogame e nei film. Porterò su questo blog tutti gli scritti (eccetto i fumetti). Inizio dunque il mio lungo viaggio (dopo aver concluso quello con Assassin’s Creed) dalle opere di S. D. Perry. I primi 6 romanzi sono presenti in italia in due versioni, oltre che da Mondadori (per la collana Urania) sono stati ritradotti anche da Multiplayer Edizioni (dal 2010 al 2011).
In realtà la prima storia scritta, ispirata alla saga, è Biohazard: The Beginning dell'autore Hiroyuki Ariga, pubblicata nel 1997. E si palesa come un prequel del brand, che vede Chris Redfield indagare sulla scomparsa dell’amico Billy Rabbitson (dipendente della Umbrella Corporation). Tyrant il distruttore offre anche alcuni richiami al succitato testo, che non sono presenti nel videogame del 1996.

Resident Evil: The Umbrella Conspiracy - LucullusGames


Storia: è ambientata nel 1998, nella fittizia foresta della città di Raccoon City (stanziata nel Midwest degli States). Le reiterate e misteriose morti avvenute nei pressi del Lago Vittoria, spingono il sindaco Devlin Harris a richiede l’intervento della STARS (Special Tactics And Rescue Service): un’organizzazione privata fondata nel 1967 a New York, e composta da ex agenti operativi CIA e FBI. E’ diretta da Marco Palmieri (ex direttore della NSDA), ed è specializzata (tra le altre cose) nella soppressione di atti terroristici. La natura degli episodi porta a pensare — inizialmente — che si tratti di esecuzioni legate a sette religiose, giacchè i corpi risultano parzialmente divorati. Il Raccoon City Time parla di “Killer Cannibali”.
Il dispiegamento sul posto della STARS è diretto da Albert Wesker, che decide di inviare in ricognizione la squadra Bravo composta da Enrico Marini, Kenneth Sullivan, Forest Speyer, Richard Aiken, Kevin DooleyEdward Dewey, e Rebecca Chambers. Di questi si perdono però presto le tracce audio, alchè tocca far intervenire anche il team Alpha. I membri della seconda unità (Albert Wesker, Chris Redfield, Jill Valentine, Barry Burton, Joseph Frost, e Brad Vickers) individuano il primo elicottero, ma a parte una vittima non ci sono tracce degli eventuali sopravvissuti. Tuttavia la missione viene compromessa quando i soldati vengono attaccati da un branco di “cani” inferociti, incredibilmente resistenti alle pallottole. Si tenta la ritirata, ma questa diventa inutile poichè uno spaventato Brad “Cuordiconiglio” Vickers — il pilota del secondo elicottero — fugge anzitempo, lasciando i colleghi in balia della letale minaccia. L’unica possibile salvezza è rappresentata dalle soglie della vicina Villa Spencer: un apparente centro dismesso, ideato per i dipendenti di alto rango della Umbrella Corporation. Quest’ultima è una potente multinazionale i cui traffici pare non siano del tutto legali, soprattutto le ricerche top secret sugli agenti patogeni per scopi militari.
Raggiunta la soglia dell’edificio progettato dal geniale e pazzoide architetto George Trevor, i nostri si rendono conto che non si tratta di una struttura abbandonata.


"We'll find you, Jill... I promise..." (Chris Redfield)


Focus: risiede nello scoprire cosa nascondono le mura della villa, ora invasa da zombi. Le fondamenta portano a laboratori a cui non è possibile accedere senza la risoluzione di alcuni puzzle, presi di netto dal videogame. Questo è stato rimasterizzato nel 2015 per PC, Xbox One,  Ps4, Ps3, e Xbox 360 col titolo Resident Evil HD Remaster. Le porte raffigurano specifiche icone, ergo vanno recuperate prima delle chiavi. Alcune camere danno accesso a documenti che testimoniano i fatti antecedenti, come il diario di un dipendente contagiato dal T-virus.

Rapporto coi videogame: come succitato, il romanzo segue step by step i fatti del gioco del 1996, con piccole informazioni in più. Ad esempio Jill Valentine nel romanzo viene contattata da un misterioso signor Trent, che le dona un minidisk con delle informazioni preziose, ammonendola sul non fidarsi di nessuno.

Stile di scrittura: è molto scorrevole, tanto da permettere di terminare il testo in un pomeriggio. E’ però anche privo di guizzi degni di nota, manca di personalità e originalità. Si usano soprattutto punti e virgole, il trattino lungo è usato sia per introdurre il discorso diretto, che per spezzare il ritmo e alleggerire visivamente la lettura.

Analisi della versione italiana: esistono dunque 2 versioni. Quella di Urania è tradotta da Stefano Di Marino ed è edita nel 2001 da Mondadori, quella tradotta da Andrea Rubbini è edita con il titolo The Umbrella Conspiracy nel 2010 ed è invece opera di Multiplayer Edizioni.
Ho portato a termine il testo del 2001 e ho trovato alcuni errori grammaticali, ad esempio: “l’aggrupparsi” usato in luogo di “raggrupparsi”, “tetra” invece che “destra”, “lare” al posto di “fare”, “torte” che va sostituito con “forte”.
Ho letto poi anche i primi capitoli della versione Multiplayer, e anche qui ho riscontrato degli errori che sarebbero potuti essere evitati con una rilettura più attenta. Il pregio di quest’ultima release è l’uso di un vocabolario più moderno, ad esempio nella traduzione Urania si usa spesso la parola “sinché" in luogo di “finché”. Ma ci sono altri esempi analoghi.
La versione Urania potreste trovarla più conveniente economicamente come usato, altrimenti sul nuovo è più semplice recuperare lo scritto del 2010.


Media diversi rispondono a leggi diverse


Critica personale: purtroppo, come accade spesso nei tie-in tratti da videogame, ci imbattiamo in testi che ottusamente si ostinano a ripetere step by step gli stessi eventi. Ma oltre a non essere interessante per il giocatore che ha già portato a termine l’avventura, questo format non funziona benissimo neppure una volta trasposto in un libro. I tempi, le azioni, e i personaggi richiedono una maggiore libertà interpretativa. I protagonisti mancano di un adeguato sviluppo psicologico, e alcune scelte narrative sono del tutto insensate. Residenti Evil (il game) è un survival horror, che pone il giocatore in uno stato di tensione, ergo ha senso sciogliere il gruppo una volta raggiunta villa Spencer. Ma nel libro che senso avrebbe sfoltire un team di 4 persone in un edificio ampio e ricco di rumori e ululati per nulla rassicuranti (soprattutto con un numero limitato di munizioni)?
Nei film (Resident Evil: Genesis) ad esempio si è scelta una maggiore libertà interpretativa: si sono mischiati elementi di vari capitoli e fatte scelte più oculate. Non ha molto senso neppure riportare i puzzle del videogioco, similmente a quanto visto nella trasposizione di Rage.


Stephani Danelle Perry


Stephani Danelle Perry


E figlia d’arte, il padre è lo scrittore americano Steve Perry.
Stephani è spesso scritturata per adattamenti di franchise famosi appartenenti a diversi media, che spaziano dal fantasy (e sci-fi) all’horror. Tra i brand più illustri cito Alien, Predator, Star Trek, e Wonder Woman, per i quali ha dato corpo a romanzi, sceneggiature e racconti brevi. Con lo pseudonimo di Stella Howard ha invece pubblicato un’avventura dai contenuti “originali” sulla protagonista della serie Tv Xena.
Non è una scrittrice particolarmente abile, nessuno dei suoi romanzi originali (preferisce concentrarsi sull’ horror quando non è scritturata per tie-in) ha riscosso successo. Tuttavia i suoi adattamenti sono fluidi e validi per un pubblico giovane, non propenso alla lettura di testi complessi. I soggetti che delinea — seppur non sviluppati sul piano psicologico — sono credibili e solidi in ambito commerciale.

Commento finale: la storia è intrigante ma non complessa, si tratta degli stessi eventi vissuti nel gioco del 1996 con al più piccolissime aggiunte, ma è anche orfano dei riferimenti successivi apportati dal remake del 2002. Resident Evil The Umbrella Conspiracy può essere utile come riassunto degli eventi. Tuttavia difficilmente acquisirete dei vocaboli nuovi, e se avete già giocato al videogame (di recente), probabilmente vi annoierete. Può essere intrigante per chi non conosce affatto il franchise di Residet Evil, senza caricarsi però di alte aspettative perchè il concept è stato sviluppato per un medium dove la sceneggiatura non è certo il cuore dell’offerta.


Pro:
  • Scorrevole
  • Atmosfera del gioco


Contro: 

  • Sono presenti alcuni errori grammaticali
  • Ripercorre gli stessi eventi del gioco


Voto 5,5




Fonte immagini: Google

Halo Wars: Definitive Edition | 343 Industries - Recensione

Halo Wars: Definitive Edition è la rimasterizzazione in alta definizione del titolo uscito nel lontano 2009 su Xbox 360, ora disponibile anche su Pc e Xbox One




Al tempo è stato realizzato dai ragazzi di Ensemble Studios (autori della serie Age of Empire), in collaborazione ovviamente con Bungie 


Questa versione "Definitiva" è comprensiva di tutti i dlc rilasciati nel corso degli anni per l’originale Halo Wars, ed è stata curata da 343 Industries (sviluppatori di Halo 5). Non sono stati inclusi nuovi contenuti, ma sono stati apportati — per lo più — degli interventi tecnici.
A differenza dei capitoli principali incentrati sulla figura di Master Chief, questo episodio si preoccupa di introdurci nell’universo della saga, dandoci più un quadro d’insieme. Non si tratta di infatti di uno shooter in prima persona, ma di un RTS che venne realizzato appositamente per Xbox 360. 8 anni fa rappresentava una sfida intrigante. L’idea era quella di reinventare gli strategici in tempo reale per adattarli all’esperienza console, cercando di emulare in qualche modo il risultato del rivoluzionario Halo Combat Evolved che dimostrò nel 2001 che era possibile affrontare un first person shooter in maniera adeguata anche col pad.
Togliamoci subito il dubbio: Halo Wars Definitive Edition non rappresenta su pc una valida alternativa ai competitor si settore se ci limitiamo all'analisi delle meccaniche, ma dà la possibilità — a chi non ha mai avuto la possibilità di giocare a un capitolo principale della saga — di assaporare la grande atmosfera dell’universo ideato da Bungie.


"Pensavo di farmi strada sparando!” (Master Chief)


Storia: è ambientata ventuno anni prima del risveglio criogenico del leggendario John 117. La location principale è rappresentata dalla colonia Harvest (che va riconquistata), famosa per il ruolo ricoperto nel romanzo "Contatto su Harvest” (di Joseph Staten e Greg Bear). I protagonisti sono quindi diversi dai soliti, tra questi menziono: il Capitano Cutter, il Sergente Forge, la dottoressa Anders, l'IA Serina.
Il giocatore assume il comando dell’esercito UNSC per difendere la razza umana dalla minaccia Covenant. Le missioni ci tengono impiegati per circa 6-9 ore, a seconda del livello di difficoltà scelto.


Dobbiamo semplicemente sviluppare e potenziare le nostre truppe, per poi mandarle in battaglia


Halo Wars: Definitive Edition | 343 Industries - Recensione


Gameplay: come sopra citato si perdono i punti di forza tipici degli RTS. Non abbiamo una buona visuale strategica e la "micro gestione" dell’esercito e delle statistiche è eccessivamente semplificata. L’unico elemento su cui ponderare è relegato a quali edifici costruire sul risicato numero di slot messi a disposizione.
I parametri da valutate sono: l’energia, determinata dalla potenza dei reattori; la popolazione, ampliabile grazie all'armeria (tenete a mente che i mezzi necessitano di più personale); e le risorse. Queste ultime sono necessarie per la costruzione di edifici, veicoli e potenziamenti. Si ricevono, per lo più, automaticamente dalla nave madre; maggiore è il numero delle basi di rifornimento, maggiore sarà lo stoccaggio a disposizione.
Le tattiche in battaglia sono limitate, non è richiesto elaborare astuti piani d’intervento giacchè il normale attacco frontale è spesso molto efficace. In generale la difficoltà è accessibile, soprattutto nella seconda parte. La struttura degli scontri si basa sul banale principio della morra cinese: i velivoli eliminano i veicoli, questi ultimi battono la fanteria, la quale mette sotto scacco i velivoli. Le unità speciali — dotate di skill peculiari e fuori dell’ordinario, come gli Spartan — mescolano un pò le carte in tavola, gettando un pò di pepe all'offerta. E’ possibile migliorare le unità sviluppando nuove abilità.


Ritmo più veloce e dinamico rispetto ai normali RTS


Non potevano certo mancare i collectible (scatole nere e teschi) atti a fornite informazioni utili a comprendere meglio le dinamiche della guerra in corso.
E’ presente l’online ma è stato dismesso il vecchio sistema di matchmaking: non c’è il ranking. Si possono ospitare delle partite personalizzate, oltre che spulciarne di disponibili tra le quelle pubbliche. Inspiegabilmente non è stato introdotto il cross play, che avrebbe permesso agli utenti del Microsoft Store di sfruttare il maggior numero di giocatori console. Probabilmente questo rientra nell’ottica di spingere più il nuovo capitolo, ma questa feature è una di quelle che rendono più appetibile lo store di Windows e andrebbe sfruttata di più nelle produzioni del colosso di Redmond.


Meglio mouse e tastiera, anche se la semplicità delle meccaniche non crea grossi grattacapi col pad


Halo Wars: Definitive Edition - LucullusGames


Spunto critico: questo genere ludico non si adatta bene al pad.
Neppure lo Steam Controller applicato ai capolavori di riferimento riesce a emulare l’esperienza messa in essere con mouse e tastiera. Non è tanto la complessità e la profondità che ne risentono quanto l’efficacia: la struttura in tempo reale richiede una rapidità e precisione d’azione che un pad non può offrire. Perchè allora puntare su Halo Wars?
Come ho già accennato, questo titolo ha più un’impronta action, e permette di avvicinare il neofita — o ancor più il giocatore casuale — a un genere di nicchia, che in tal caso abbina il tradizionale sistema all’atmosfera unica dell’universo di Halo.

Comparto grafico: le cutscene in computer grafica sono piacevoli. La varietà di unità e mezzi (veicoli e velivoli) è bassa, ma il design e le animazioni sono prese di netto dai capitoli maggiori della serie. Le ambientazioni sono spoglie ma abbastanza diversificate; calcheremo lande ghiacciate, desertiche, centri urbani e foreste.

Comparto tecnico: il titolo non manifesta singhiozzi, il motore di gioco muove un’impalcatura leggera e priva di complessità poligonale. Le texture sono in alta definizione, e c’è il supporto al 4k. Il frame-rate è abbastanza stabile, il sistema d’illuminazione è più che sufficiente. Non ci sono effetti speciali degni di nota.

Comparto audio: come di consueto per tutte le opere a marchio Halo, la tracklist è di buona fattura, con musiche che riprendono alcuni classici temi; non sono da meno gli effetti ambientali.

Titolo: Halo Wars: Definitive Edition
Genere: RTS
Sviluppatore: 343 Industries
Editore: Microsoft Studios
Data di rilascio su pc: 21 febbraio 2017

Commento finale: 343 Industries ha curato la parte tecnica, senza apportare ritocchi al sistema di controllo. Ci si è limitati a rendere più piacevole il colpo d’occhio e stabile il codice. Attualmente è possibile ottenere Halo Wars Definitive Edition esclusivamente attraverso l’acquisto del nuovo capitolo Halo Wars 2 nella versione Ultimate Edition.
L’esperienza è immediata, semplice, e piacevole… ma risulta anche priva di guizzi stimolanti per quanto concerne la sfida. Termino la disamina, evidenziando che il progetto beneficia dell'iniziativa Xbox Play Anywhere: un unico acquisto digitale ci consente di giocare sia su pc che su Xbox One, mantenendo sincronizzati i salvataggi.

Pro:
  • Atmosfera
  • Cutscene gradevoli
  • Xbox Play Anywhere
  • Migliorie tecniche...
  • Online...
  • Completo di tutti i dlc pubblicati in passato


Contro: 
  • ... Ma è stato dismesso il vecchio sistema di ranking
  • Meccaniche prive di profondità
  • ... Ma ambienti spogli


Voto 7




Fonte immagini: Google